Riminidamare

Il Castello di Sigismondo Pandolfo Malatesta a Rimini.

Ciò che rimane del Castello di Sigismondo Pandolfo Malatesta (corpo centrale dei servizi, il mastio, il grande cortile interno e la residenza di Isotta ) non rende bene l’idea della sua mestosità nel 1446, anno in cui fu completato, tuttavia  è facile rimanere colpiti dalle grandi torri quadrate che lo circondano, che un tempo si innalzavano dal profondo fossato che lo accerchiava.

Un ponte levatoio favoriva l’accesso alla fortezza dalla porta principale alla cui sommità lo stemma della famiglia, affiancato al nome del nuovo Signore di Rimini, ne segnalava il potere e la supremazia sulla città .

Fu nel Marzo del 1437 che Sigismondo Pandolfo Malatesta, dopo aver consultato gli astrologi di corte, diede inizio ai lavori di quello che sarebbe diventato il suo castello nella città di Rimini.

Il progetto, a cui egli stesso aveva partecipato insieme ad architetti di grande prestigio, tra cui il Brunelleschi, doveva dar vita ad una fortezza del potere, che per il Signore di Rimini coincideva ad una struttura grandiosa, all’apparenza inaccessibile, le cui funzioni erano allo stesso tempo di residenza e di roccaforte militare.

Fu così che venne costruito quello che ancor oggi è conosciuto come Castel Sismondo, che insieme al Tempio Malatestiano testimoniano la storia di uno dei personaggi più oscuri e affascinanti del rinascimento riminese.

Il castello, che venne costruito modificando il grande complesso fortificato del fratello Galeotto Roberto anni prima, era così composto:

1) Fossato

2) La Corte a Mare

3) La Corte di Mezzo

4) La Corte del Soccorso

5) Il Mastio

6) Il palazzo di Isotta

Dopo la sua morte nel 1468 la ‘Rocca Malatestiana’ di Rimini subì diverse ristrutturazioni. Utilizzata per fini militari e come carcere della città fino a non molti anni fa oggi è un importante contenitore culturale dove vengono organizzate importanti mostre.

Curiosità:

Sigismondo nel 1434 sposò Ginevra d’Este e nello stesso anno venne proclamato gonfaloniere della Santa Sede. La moglie morì, in circostanze misteriose, nel 1440, secondo alcuni uccisa dallo stesso Sigismondo, che nello stesso anno si risposò con Polissena, figlia di Francesco Sforza. Anche’essa morì misteriosamente nel 1448, quando Sigismondo rese pubblica la sua relazione con la giovanissima Isotta degli Atti, con la quale amoreggiava già da due anni. Isotta fu la sua vera grande passione, a lei, infatti, dedicò il suo Tempio, il Tempio Malatestiano e il Palazzo all’interno del Castello.

Fu per questi motivi che il Papa Pio II Piccolomini lo accusò di ‘omicidio, stupro, adulterio, incesto, sacrilegio e spergiuro’ e gli fu sempre ostile.

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