Riminidamare

Viaggio nella Rimini del mistero.

Come ogni terra di antica memoria, anche la Romagna nasconde luoghi segreti popolati da antiche leggende e inquietanti misteri, capaci di attraversare secoli di storia, di bocca in bocca di generazione in generazione.

Ed è in quei borghi dell’entroterra riminese e in quelle ridenti località di costa tra Romagna e Marche, dall’apparente normalità, che si celano storie da brivido e suggestivi racconti, a volte curiosi e a volte da pelle d’oca.

Per questo, se durante un soggiorno a Rimini avete voglia di indagare il mistero, seguite questo tour alla ricerca di storie da brivido!

Il viaggio inizia nella bellissima Santarcangelo, città simbolo del vivere lento, che ha saputo mantenere le sue caratteristiche di piccolo borgo con la gastronomia tipica, le botteghe artigiane e le tradizioni contadine. Ma come un grande tappeto splendente cela sotto di sé qualcosa di polveroso, oscuro, di cui ancor oggi si sa ben poco. E’ sotto il Mons Jovis, infatti, che corrono lunghe gallerie scavate dall’uomo, che danno vita ad una vera propria città nella città, per alcuni utilizzate come luogo di culto per altri semplici cantine per la conservazione del vino Sangiovese, qui prodotto fin dai tempi antichi. Se avessero a che fare con il culto del Dio Mitra, con la storia dei Templari, con morti etruschi, o con altre sette occulte,  forse non lo sapremo mai, di certo scendere nel freddo buio di queste grotte è qualcosa di straordinario! Per visitare parte di questo labirinto sotterraneo e conoscere la sua storia enigmatica ci si può rivolgere allo IAT di Santarcangelo in Via Battisti, 5. Con una guida percorrerete le anguste vie della Grotta Monumentale Ruggeri.

Sempre sotto terra, a circa 30 minuti da Santarcangelo, e più precisamente a San Leo, nelle segrete della Fortezza a lungo contesa tra Malatesta e Montefeltro, si cela un altro mistero, quello dell’inquietante figura di Alessandro Balsamo, noto come Conte Cagliostro. E’ qui che nel 1795 tra atroci torture, dopo essere stato condannato dalla Santa Inquisizione , morì dilaniato dalla pazzia il famoso alchimista capace di ipnotizzare gli interlocutori con il solo sguardo. Massone , mago, alchimista, guaritore o semplice ciarlatano? Di certo le vicende che ruotano attorno a questo ambiguo personaggio sono molto strane così come l’atmosfera che si respira al di sotto di quella botola, nella cella del “pozzetto” in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita e dove il suo fantasma fa ancora paura!

Ma il mistero continua a correre lungo le strade della Valmarecchia fino a giungere sulla cima di quell’antico Mons Bellis, dove i Malatesta costruirono una Rocca a protezione della Via Maior, principale collegamento con il Montefeltro e la Toscana. Ed è proprio a Montebello che  la storia di questa potente famiglia si intreccia con quella di una piccola strega. Segno di sventura e stregoneria per le credenze popolari del tempo, l’albinismo, infatti, colpì la piccola Guendalina Malatesta. Per proteggerla dal fuoco e dalla forca la madre Costanza la teneva chiusa nel castello sempre scortata da due guardie e le tingeva i lunghi capelli bianchi con un estratto di erbe, che alla luce del sole avevano strani riflessi azzurri, da qui il soprannome Azzurrina. Ma questo non bastò, nella giornata buia e tempestosa di un tragico 21 giugno del 1375, mentre i lampi squarciavano il cielo, Azzurrina sparì improvvisamente dal nevaio del castello dopo esser andata alla ricerca della sua palla. La cosa inquietante è che da lì non vi erano vie d’uscita e sulla cima dell’unica scala che conduceva al nevaio vi erano come sempre le due guardie addette alla sua sorveglianza. Leggenda vuole che da allora ogni solstizio d’estate (21 Giugno) di anni lustri (che terminano con 0 e 5) Azzurrina torni nel suo castello per vagare tra le stanze vuote. Leggenda o no qui accade davvero qualcosa di inspiegabile che tanti indagatori del paranormale hanno tentato invano di spiegare. Da brivido sono sicuramente  le strane voci registrate in più di un’occasione proprio nel punto in cui sparì la bambina e che i visitatori possono ascoltare alla fine del viaggio nella dimora del fantasma di Azzurrina.

Ma è attraversando San Marino che si giunge in un luogo spaventoso quando sorprendente, che secondo alcuni ispirò Dante per l’ambientazione del Primo Canto della sua Divina Commedia. Che sia o no la porta degli inferi è difficile da stabilire, di sicuro la discesa nelle Grotte di Onferno fa tornare alla mente la frase “ nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la dritta via era smarrita…” . Oltre alle testimonianze del passaggio di Dante in questo luogo, c’è un’altra cosa curiosa che lo caratterizza ed è il nome. Questa frazione del Comune di Gemmano un tempo era chiamata dai suoi abitanti proprio Inferno. Tutti erano certi che qui si trovasse la porta d’accesso per il regno delle tenebre. Fu il vescovo di Rimini nel 1810 che trasformò il nome del paese in Onferno, per non avere nel suo territorio un chiaro riferimento a demoni e inferi.

Queste dolci colline della Valconca sono abitate, anche dai fantasmi tormentati della famiglia dei Malatesta, che dominavano la valle dalle loro imponenti Rocche. Ed è a Montefiore Conca e Gradara che si dice sia possibile incontrare nei saloni e tra le stanze dei castelli Costanza Malatesta, madre di Azzurrina e Francesca Da Polenta, entrambe uccise a causa delle loro passioni amorose . Si narra anche della presenza di un leggendario tesoro della famiglia, sempre a Montefiore , nascosto nella “Torre del Diavolo”.

Il viaggio termina al confine tra Romagna e Marche, dove nelle acque di Baia Vallugola, si troverebbe l’Atlantide dell’Adriatico”,ovvero la misteriose città sommersa di Valbruna. Di origine romana la città sarebbe sprofondata in fondo agli abissi in epoche remote e c’è chi giura di aver visto riaffiorare dal mare i resti di questa città, e chi di averne trovati altri durante una passeggiata lungo la spiaggia della baia.

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